LA RICERCA DI Ixodes ricinus

Risultati 

Nel corso delle raccolte, effettuate nei mesi di marzo, maggio, giugno, luglio e agosto, sono stati raccolti complessivamente 760 esemplari di Ixodes ricinus, di cui 70 a marzo, 52 a maggio, 120 a giugno, 163 a luglio, 355 ad agosto.

In totale gli individui erano ripartiti in 380 larve (23 a giugno, 62 a luglio, 295 ad agosto), 347 ninfe (68 a marzo, 42 a maggio, 86 a giugno, 95 a luglio, 56 ad agosto), 23 maschi (1 a marzo, 8 a maggio, 9 a giugno, 3 a luglio, 2 ad agosto), e 10 femmine (1 a marzo, 2 a maggio, 2 a giugno, 3 a luglio, 2 ad agosto), in accordo con la stagionalità delle zecche (grafico n°1).

Data raccolta

LARVE

NINFE

MASCHI

FEMMINE

TOTALI

I) MARZO

0

68

1

1

70

II) MAGGIO

0

42

8

2

52

III) GIUGNO

23

86

9

2

120

IV) LUGLIO

62

95

3

3

163

V) AGOSTO

295

56

2

2

355

TOTALI

380

347

23

10

760

I 75 campionamenti, 5 per ognuno di 15 siti, sono stati effettuati a distanza di circa un mese l’uno dall’altro. Nel periodo stabilito per la raccolta, tutti i siti venivano campionati nel giro di 1-2 giorni al massimo.
Nel periodo primaverile (da marzo a giugno) le ninfe sono lo stadio maggiormente rappresentato e mantengono valori pressoché costanti nel corso della stagione estiva.
A partire da giugno cominciano a trovarsi le larve che diventano sempre più numerose con il proseguire della stagione estiva.
Gli adulti non contribuiscono significativamente alla numerosità dei campionamenti e non mostrano variazioni stagionali, anche se i maschi sono stati ritrovati in numero lievemente superiore rispetto alle femmine e presentano un picco nei mesi di maggio e giugno (grafici n°2,3…).

Ad agosto si ha un ritrovamento molto consistente di parassiti, dovuto soprattutto al grande numero di larve rinvenute.

Non vi è stato un sito che abbia presentato costantemente un maggior ritrovamento di parassiti degli altri, né le variazioni di temperatura, umidità o condizioni climatiche di un sito rispetto ad un altro, all’interno della stessa campagna di raccolta, ha mostrato correlazioni significative con i ritrovamenti di zecche.

Solo l’avanzare della stagione e, di conseguenza, la variazione delle condizioni climatiche verso situazioni più favorevoli per lo sviluppo delle zecche hanno determinato un significativo aumento di ritrovamenti. Una volta iniziato, il ciclo di attività prosegue in modo relativamente indipendente dalle condizioni microclimatiche.

Gli effetti della quota sulla numerosità dei campioni, ha evidenziato solo una prevalenza di esemplari nella fascia al di sotto dei 700 metri di altitudine, e non si sono avute nette prevalenze all’interno dei diversi stadi di sviluppo. (grafici n. )

La quantità di esemplari ritrovati dipende anche dal tipo di vegetazione presente nel sito; dai nostri rilevamenti si può affermare che le zecche prediligano una vegetazione di densità medio – bassa costituita da prato e arbusti, anche se non sono mancati ritrovamenti consistenti in zone caratterizzate dalla presenza di conifere e latifoglie. Il tipo di vegetazione, infatti, non solo garantisce un microclima definito, ma favorisce anche l’incontro con l’ospite. (grafici n. )

In base alle nostre osservazioni, né l”esposizione rispetto ai punti cardinali né la vicinanza a corsi d’acqua parrebbero avere grande rilevanza.

Per quanto riguarda la presenza di animali selvatici abitualmente presenti nei nostri siti di campionamento, sono stati segnalati segni evidenti di frequentazione da parte di cervi e caprioli.

I siti di campionamento erano tutti frequentati da lavoratori e cacciatori, e, quindi, da considerare tra le zone a rischio di trasmissione verso l’uomo.
In tutti i siti delle zone scelte per la raccolta delle zecche sono stati ritrovati parassiti, soprattutto ninfe, lo stadio considerato più aggressivo per l’uomo, e ciò in maggior misura nella stagione estiva, nella quale è più significativa la presenza di escursionisti.

Per quanto riguarda la distribuzione stagionale (grafico n. ) vale la pena di sottolineare che la raccolta di numerosi individui attivi nei mesi di marzo e maggio evidenzia che la ricerca di ospiti da parte delle ninfe non è limitata, seppure in misura ridotta e nelle aree più favorevoli, solo alla stagione estiva. A conferma di ciò, si possono registrare casi di puntura di zecche anche nel periodo invernale.

Le correlazioni sull’andamento della temperatura ed il ritrovamento dei parassiti sono paragonabili a quelle riportate in letteratura (Luise and De Felici 2000) .

In Europa centrale l’attività normale degli adulti di Ixodes ricinus avviene entro un intervallo di temperature di 18-25°C, mentre è limitata attività anche tra 5 e 15°C (Daniel and Dusbabek 1994); l’attività normale delle ninfe si svolge fra 10 e 22°C, quella delle larve fra 15 e 27°C (Luise e De Felici 2000). Le nostre osservazioni confermano un’assenza pressoché totale di larve a marzo e maggio con temperature sotto i 15°C, mentre tutti gli stadi divengono completamente attivi a giugno quando la temperatura media supera i 20°C.

Per quanto riguarda i dati dell’umidità relativa, possiamo riferirci solo alla raccolta di agosto, in quanto per motivi tecnici nei prelievi eseguiti in precedenza non è stato possibile effettuare i rilevamenti. Il ritrovamento di parassiti è risultato più significativo in presenza di una umidità relativa media di circa il 50%.

Nonostante l’estrema variabilità di ritrovamento all’interno di ogni sito, sono stati trovati più esemplari nelle fascia di altitudine sotto i 700 metri, dove l’aumento del numero delle zecche è andato di pari passo con l’aumento della temperatura. Nella fascia tra i 700 e gli 800 metri e sopra gli 800 metri non si riscontra una significativa correlazione tra la temperatura e la presenza di zecche (grafico per gruppi di altezze).

La fenologia larvale, che è più sensibile ai fattori ambientali, risulta particolarmente modellata dai fattori climatici e dai regimi termici delle diverse fasce altimetriche. L’effettuazione o meno di una diapausa estiva può costituire per Ixodes ricinus una flessibile strategia adattativa: nei climi più miti, l’esigenza della diapausa estiva delle larve deposte in primavera o che segue il pasto di sangue potrebbe essere meno forte, con la possibilità di avere un contingente di individui attivi in tarda estate che si sommerebbe alla popolazione autunnale (Gray 1991). Nel nostro caso questo si potrebbe verificare alle quote inferiori dove la temperatura resta più elevata e per periodi più lunghi. La mancata ripercussione del fenomeno sulle fenologie ninfali potrebbe essere spiegata ad esempio dal fatto che una parte delle larve che si alimentano in tarda estate-autunno subisce comunque la muta in primavera, soprattutto se gli inverni non sono molto freddi; oppure dal fatto che la mortalità delle larve che si è alimentata tardivamente è più elevata rispetto a quelle che svernano digiune; inoltre, in ambienti boschivi, il picco tardo-estivo può risultare parzialmente mascherato dall’attività degli individui primaverili ancora alla ricerca dell’ospite (Luise De Felici 2000).
Il regime climatico della provincia di Belluno, ed in particolare modo dell’Agordino, appare molto favorevole alle zecche che sono sensibili sia all’umidità che alla temperatura. Le abbondanti precipitazioni del periodo tardo – primaverile assicurano ai parassiti un elevato tasso di umidità nel momento critico della schiusa delle uova e della ripresa di attività di larve e ninfe. Nella fascia di altitudine più bassa l’effetto favorevole dell’umidità si associa alla precoce risalita della temperatura determinando probabilmente l’anticipo dell’attività delle zecche.

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