Fuga di cervelli: la nuova meta è il Brasile

Quando si parla di fuga di cervelli dall’Italia si pensa spesso a destinazioni come gli Stati Uniti e la gettonatissima Australia. Ma nuovi flussi migratori di laureati italiani potrebbero dirigersi nel prossimo futuro verso il Brasile.

cervelli in fuga Fuga di cervelli: la nuova meta è il Brasile

Questo soleggiato Stato del Sud America potrebbe diventare la terra promessa non solo di chi sogna di aprire un bar sulla spiaggia ma anche di chi aspira ad una carriera qualificata. Il tutto grazie al progetto di una legge nata per favorire l’immigrazione selettiva.

Il Brasile si sta confermando come Paese in crescita (di recente è stato promosso dalla Standard & Poor’s). Il tasso di disoccupazione è tra i più bassi (6%) e, grazie alla previsione di importanti eventi internazionali (nel 2014 si terranno qui i mondiali di calcio e nel 2016 le olimpiadi) le prospettive di crescita sono ottimistiche. L’immigrazione negli ultimi quattro anni è aumentata del 52,4% (la maggior parte sono spagnoli).

La nuova legge dovrebbe portare all’ingresso nel Paese di 400.000 risorse qualificate. Ricardo Paes Barros, coordinatore del progetto al momento in fase di studio da parte dell’esecutivo, ha sottolineato come sia importante puntare ora sul flusso migratorio di professionisti europei.

E molti italiani cominciano a considerare quest’ipotesi come dimostrano anche i dati di siti di recruitment come Monster. Nel 2010 infatti circa 80.000 professionisti hanno inoltrato il loro curriculum vitae per posizioni lavorative disponibili in Brasile.

In chiusura indichiamo il procedimento per rivalidare la laurea italiana in modo che sia riconosciuta in Brasile. Salvo qualche piccola differenza il procedimento è standard in tutte le università, in ogni caso meglio informarsi presso la propria segreteria di riferimento.

La parte più lunga consiste nel recuperare il diploma in originale e lo storico universitario, ovvero la certificazione di tutti gli esami sostenuti, con relativa votazione .

Questi documenti andranno fatti convalidare dalla prefettura competente per la sede universitaria, che autenticherà la firma in calce. Il consolato brasiliano a sua volta dovrà riconoscere la firma della prefettura. In Brasile poi bisognerà rivolgersi ad un cartorio per la traduzione. I documenti tradotti andranno poi consegnati all’università brasiliana insieme al form, spesso scaricabile online, per la richiesta di riconoscimento del titolo. Solitamente passano dai tre ai sei mesi.

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